BHAKTI: LA DEVOZIONE SUPREMA
Bhaktirbhagavato sevá bhaktih premasvarupinii; Bhaktiránandarupáca bhaktih bhaktasya jiivanam.
La bhakti, o devozione, è il servizio reso a Parama Puruṣa o Dio. È l'incarnazione dell'amore e della beatitudine, il respiro stesso della vita del devoto.
Ma che cosa significa veramente devozione?
Il termine bhakti deriva dalla radice sanscrita bhaj, a cui viene aggiunto il suffisso ktin. Significa «lodare con amore», «adorare qualcuno». Sono quindi necessarie due entità: colui che viene lodato e colui che loda. In questo caso, le due entità sono il Signore e il devoto.
L'Ananda Sutram definisce la bhakti con queste parole:
Bhaktirbhagavadbhávaná na stutirnárchaná.
La bhakti consiste nel mantenere costantemente la mente rivolta al Supremo. Non è semplice lode, né adorazione ritualistica.
Il termine stuti deriva dalla radice stu con il suffisso ktin e significa lodare qualcuno che si ha davanti. In sostanza, si tratta di una forma di adulazione. Se un figlio lodasse continuamente il proprio padre in sua presenza, il padre, anziché sentirsi compiaciuto, potrebbe persino rimanerne contrariato.
Il termine archana, invece, deriva dalla radice verbale arc e indica l'adorazione di una divinità attraverso offerte rituali, come fiori, foglie di vilva, acqua del Gange e altri elementi.
Ma quanto amore autentico può esserci in un culto basato soltanto su pratiche ritualistiche?
Queste pratiche utilizzano oggetti materiali e sono quindi condizionate dal tempo, dallo spazio e dalle circostanze individuali. Se cambiano questi fattori, cambiano inevitabilmente anche gli elementi utilizzati nei rituali. Di conseguenza, l'adorazione esteriore non riesce ad annullare la distanza spaziale e personale tra il Signore e il devoto.
Attraverso l'ideazione cosmica, invece, l'individuo si avvicina progressivamente a Parama Puruṣa o Dio. Quanto più il sādhaka (il praticante spirituale) si avvicina a Lui, tanto più intensa diventa la sua devozione.
A quel punto, il devoto comincia a percepire Parama Puruṣa o Dio come qualcosa di profondamente proprio: come l'Anima delle anime. La sua individualità si abbandona gradualmente e si fonde nel flusso del Macrocosmo.
Se gli esseri umani non sono capaci di arrendersi completamente ai piedi di Parama Puruṣa, non potranno mai raggiungere un vero progresso spirituale. Senza una resa totale non si può ottenere la grazia macrocosmica e, senza questa grazia, non si può conseguire nulla.
Non esiste un'altra via:
Nányah Panthá Vidyateyanáya.
Un'altra definizione di bhakti, o devozione, è:
Sá Paránuraktiriishvare.
Il termine rakti significa colore, attrazione, mentre anurāga indica un'attrazione profonda verso qualcosa.
L'attrazione può essere di due tipi:
- L'attrazione verso Aparabrahma, cioè verso gli oggetti finiti.
- L'attrazione verso Parama Brahma, l'Entità Infinita.
L'attrazione è una legge della natura. Anche la repulsione, in fondo, non è altro che un'attrazione di segno negativo.
Nell'universo ogni oggetto esercita un'attrazione su un altro. Il Sole, in quanto centro del sistema solare, attrae i pianeti e i loro satelliti. Allo stesso modo, la Terra attira verso di sé tutti gli oggetti che si trovano sulla sua superficie.
Proprio come le api si dirigono verso l'alveare, attratte dal miele, così gli abitanti delle campagne si trasferiscono nelle città alla ricerca di cibo, vestiti e un riparo.
Possiamo osservare che gli esseri umani tendono ad avvicinarsi a ciò che appare stabile e affidabile, a ciò che promette maggiore sicurezza e protezione.
La stessa dinamica psicologica si manifesta nel desiderio di possedere ricchezze, ottenere fama e notorietà oppure avere figli.
Purtroppo, però, anche se questi oggetti e queste realtà finite possono procurare una felicità momentanea, alla fine finiscono inevitabilmente per diventare fonte di dolore e sofferenza.
Un miliardario, per esempio, può provare un dolore immenso per la perdita del suo unico figlio.
Nessun oggetto finito può garantire all'essere umano una felicità duratura o una pace eterna. Soltanto Brahma o Dio, che è infinito, imperituro e immortale, può diventare il supremo oggetto della meditazione.
Satyam jiṋánanantam Ánandam Brahma.
Soltanto coloro che si dirigono con tutto il calore del proprio cuore verso il Dio che dimora nel loro cuore, proprio come una persona soggiogata da Avidya Maya si dirige verso gli oggetti materiali, possono raggiungere Parama Brahma o Dio.
Nel linguaggio filosofico, questo attaccamento agli oggetti finiti viene chiamato āsakti.
Le relazioni umane fondate sull'āsakti hanno spesso una natura commerciale, perché sono basate sullo scambio e sull'aspettativa di ricevere qualcosa in cambio. L'attrazione e l'amore rivolti a Parama Puruṣa o Dio, invece, vengono definiti bhakti, cioè devozione.
Il rapporto tra il Signore e i Suoi devoti è un rapporto di servizio. I devoti desiderano servirLo per puro amore, unicamente per renderLo felice, senza aspettarsi nulla in cambio.
Se analizziamo la questione più profondamente, comprendiamo che gli esseri umani non possiedono nulla che possano considerare veramente proprio.
Possono vantarsi del proprio intelletto, della propria intelligenza, del proprio potere o della propria influenza, ma il vero proprietario di tutto è Parama Puruṣa o Dio.
È soltanto grazie alla Sua grazia che possiamo utilizzare e godere degli oggetti e delle risorse che abbiamo a disposizione. Se Parama Puruṣa o Dio lo desiderasse, potrebbe privare gli esseri umani di tutti questi beni, senza che essi possano opporre alcuna resistenza.
Una volta compresa questa Verità Suprema, le persone dotate di discernimento dovrebbero impegnarsi a realizzare Parama Puruṣa o Dio attraverso il potere che Egli stesso ha concesso loro.
Anche la realizzazione del Supremo dipende dalla Sua grazia. Ma, per meritare la grazia di Parama Puruṣa o Dio, gli esseri individuali devono compiere un primo passo: il loro dovere è contemplarLo e concentrare la propria mente su di Lui.
Thakur Ramakrishna era solito spiegare che kr significa «fare qualcosa», mentre pa significa «ottenere qualcosa».
È un diritto di nascita di ogni essere individuale ricevere la grazia cosmica.
Diritti e doveri sono strettamente collegati. Pertanto, chi desidera ottenere la grazia cosmica deve risvegliare la devozione che porta nel proprio cuore.
Una persona che possiede questa devozione è veramente benedetta. Non ha bisogno di fare altro, perché attraverso di essa arriverà certamente alla realizzazione di Brahma.
Lo scopo fondamentale della pratica intuitiva è proprio questo: risvegliare e sviluppare la devozione.
Chi desidera realizzare Brahma e possiede la necessaria devozione verso di Lui, certamente Lo raggiungerà.
Ma immaginiamo una persona priva di devozione, che non pratica la sādhanā, non conosce la filosofia e conduce una vita del tutto ordinaria. Potrebbe essere un semplice abitante di un villaggio, analfabeta, trascurato e senza alcun prestigio sociale.
Una persona simile può raggiungere la liberazione? Può arrivare al Paramātman?
La risposta è semplice: sì, certamente può raggiungere Brahma.
La liberazione è un diritto di nascita di ogni essere individuale. Il Paramātman non fa distinzioni tra persone istruite e non istruite, ricche e povere, giovani e anziane. Ai Suoi occhi, queste differenze esteriori non hanno alcuna importanza.
Egli è l'Entità onnisciente e giudica ogni cosa osservando i sentimenti più profondi degli individui.
Per il Paramātman, tanto il più grande peccatore quanto la persona più virtuosa hanno lo stesso diritto alla salvezza.
Il Paramātman considera soltanto i pensieri interiori e i sentimenti devozionali degli esseri umani.
Il desiderio intenso di conoscerLo, l'impulso profondo di raggiungerLo e l'anelito ardente verso di Lui: sono queste le qualità che Parama Puruṣa apprezza.
Sorge allora una domanda: come possiamo risvegliare questa devozione che giace latente nel nostro cuore?
Una delle vie è la sādhanā, insieme alle virtù accumulate nelle vite precedenti.
Le persone che possiedono queste qualità sono davvero fortunate, perché attraverso la loro devozione potranno ottenere la grazia cosmica.
Ma che cosa accade a chi non possiede virtù accumulate nelle vite precedenti? La sua devozione latente non potrà mai risvegliarsi? Dovrà rimanere per sempre privo della grazia cosmica?
È possibile che anche un solo giorno di intenso anelito verso di Lui sia sufficiente a risvegliare la devozione suprema?
Sì, anche questo può essere sufficiente per ottenere la Sua grazia.
La vita del brigante Ratnakar ne è un esempio significativo.
Il mondo ha conosciuto pochi banditi crudeli quanto Ratnakar durante la sua giovinezza. Si racconta che, nel giro di pochi anni, avesse tolto la vita a migliaia di persone.
Eppure, nemmeno un criminale incallito come lui era escluso dalla grazia divina.
Nel momento in cui nacque in lui il desiderio profondo di abbandonare la vita criminale e intraprendere un'esistenza onesta, pura e spirituale, ricevette abbondantemente la grazia cosmica.
La trasformazione di Ratnakar, dal passato violento di brigante alla vita spirituale di un uomo santo, avvenne nel giro di pochi anni.
Anche se la sua vita precedente era stata molto peggiore di quella di una persona comune, il suo desiderio intenso di condurre un'esistenza pura e spirituale lo trasformò in un uomo nobile.
Questo dimostra che chiunque, proprio come Ratnakar, può diventare una persona straordinaria attraverso pensieri virtuosi, azioni benevole e una pratica spirituale costante.
Possiamo ancora definire peccatrice o disonesta una persona che ha compiuto una trasformazione così profonda?
In passato, ogni essere umano ha inevitabilmente condotto una vita ordinaria o persino al di sotto della norma.
È del tutto naturale. Sebbene tutti proveniamo dalla stessa origine, ciascuno di noi ha attraversato il processo di saincara e pratisaincara, cioè l'espansione e il progressivo riassorbimento nell'Assoluto.
Per quanto oscuro possa essere stato il nostro passato, dobbiamo imparare a lasciarlo andare.
Gli esseri umani non hanno alcun controllo sugli avvenimenti trascorsi. Possono soltanto costruire il proprio futuro utilizzando nel modo migliore il presente.
Dio ha posto gli occhi sul nostro volto rivolti in avanti. Questo significa che dobbiamo guardare avanti e non rimanere prigionieri del passato.
Per questo i saggi delle Upanishad ci esortano:
Caraeveti, caraeveti.
«Continua ad andare avanti, continua a progredire».
Utilizza nel modo migliore il presente e costruisci il tuo futuro. Orienta tutte le tue inclinazioni e ogni tuo desiderio verso Parama Puruṣa o Dio, l'Essere Supremo.
Ricorda che non hai nessun altro al di fuori di Parama Puruṣa, o Viṣṇu.
Ananyámamatá Viśńormamatá Premasauṋgatá.
Questo amore intenso, questa straordinaria attrazione verso Viṣṇu, viene chiamata Haribhakti. Colui che possiede Haribhakti è un'anima benedetta.
Candálopi Dvijashrestha Haribhaktiparáyańa
Haribhaktivihiinashca viproʼpi shvapacádhamah.
«Un paria che possiede Haribhakti è superiore a un brāhmaṇa; al contrario, un vipra privo di Haribhakti è persino inferiore a un paria».
Un poeta vaiṣṇava ha espresso lo stesso concetto con queste parole:
Muci haye shuci hay yadi hari bhaje
Shuci haye muchi hay yadi hari tyaje.
«Una persona considerata impura diventa pura se ama Hari o Dio. Una persona considerata pura diventa impura se abbandona Hari o Dio».
In altre parole, una persona considerata empia può diventare santa se coltiva la devozione verso Hari. Al contrario, una persona considerata santa può perdere la propria purezza spirituale se smette di rivolgere il pensiero a Parama Puruṣa, Viṣṇu.
Ma chi è Viṣṇu?
Vistárah sarvabhútasya Viśńorvishvamidaḿ jagat;
Draśt́avyamátmavattasmádabhedena vicakśańaeh.
— Viṣṇu Purāṇa
Il significato etimologico di Viṣṇu è «Colui che pervade ogni cosa».
Viṣṇu è l'Entità che permea l'intero universo, dalle molecole agli atomi, fino alla più grande entità creatrice, Brahmā.
Egli è sarvabhūtāntarātmā, cioè l'Anima interiore presente, in uno stato di quiete, all'interno di ogni essere e di ogni entità.
A colui che corre verso di Lui con attenzione indivisa, profonda devozione e mente pura, Parama Puruṣa, l'Essere Supremo, si rivelerà spontaneamente.
In quel momento, l'esistenza individuale del sādhaka, il ricercatore spirituale, si fonderà in Parama Puruṣa o Dio.
Persino i pensieri e i sentimenti del sādhaka, così come il funzionamento dei suoi nervi, delle vene e delle arterie, saranno governati dalla Mente Macrocosmica.
Esistono persone che soffrono a causa di complessi di inferiorità e di paura.
Ma se sappiamo, attraverso il semplice ragionamento, che ogni individuo può raggiungere il più alto livello di spiritualità mediante la sādhanā e diventare un essere elevato attraverso la devozione, perché mai qualcuno dovrebbe sentirsi inferiore o avere paura?
Gli esseri umani sono figli del Signore Onnipotente. Perché mai i figli di Dio dovrebbero essere vittime della debolezza, dei complessi di inferiorità o della paura?
La debolezza è un peccato.
Dobbiamo quindi liberarci da ogni forma di debolezza e abbracciare il coraggio, diventando interiormente forti e irremovibili.
Non avete alcun diritto di odiare voi stessi. Odiare se stessi significa, in realtà, odiare Dio.
Le diverse categorie di Bhakti
In base ad alcune caratteristiche, la bhakti, o devozione, viene suddivisa in diverse categorie.
1. Nirguṇā Bhakti
La nirguṇā bhakti si manifesta quando il sādhaka corre verso la propria meta spirituale, spinto da un amore intenso per il Signore, senza alcun secondo fine.
Il suo atteggiamento interiore è questo:
«Non so perché amo il mio Signore, ma Lo amo perché amarLo mi procura gioia. Lo amo perché sento che Egli è la vita della mia vita, l'anima della mia anima».
2. Vaidhī Bhakti
La vaidhī bhakti è una forma di devozione che non comporta un legame esclusivo e profondo con il Signore. Il sādhaka si limita principalmente a osservare rituali esteriori.
Sparge sterco di vacca e acqua sacra del Gange, adorna le divinità con abiti sfarzosi e ornamenti, offre fiori e foglie di bilva e recita mantra.
Qualunque sia il valore di questa forma di devozione, manca in essa quella semplicità e spontaneità che dovrebbero caratterizzare il cuore di un vero devoto.
3. Jñānamiśrā Bhakti
Quando un sādhaka (aspirante spirituale) non dimentica Parama Brahma o Dio nemmeno dopo aver raggiunto il massimo appagamento, la conoscenza del Sé comincia a manifestarsi nel suo cuore.
Questa forma di devozione viene chiamata jñānamiśrā bhakti.
Sebbene appartenga alla categoria della nirguṇā bhakti, contiene ancora una sottile traccia di vanità legata alla conoscenza e al desiderio di possedere poteri occulti.
4. Kevalā Bhakti
Quando l'individuo si identifica completamente con il fine ultimo, rimane una sola entità. Questo stato viene chiamato kevalā bhakti.
Non è possibile raggiungere questa forma di devozione soltanto attraverso lo sforzo individuale. Essa si ottiene grazie alla grazia di grandi personalità spirituali o di Parama Puruṣa.
È il livello più elevato della devozione, nel quale il sādhaka non percepisce più alcuna differenza o separazione.
Questo stato viene chiamato mahimnā jñāna.
Finché permane il senso della separazione tra il devoto e Brahma, il sādhaka continuerà a esitare di fronte alla possibilità di fondersi completamente nell'Entità Suprema.
5. Rāgātmikā Bhakti
Quando il sādhaka afferma:
«Lo amo perché provo gioia nell'amarLo. Lo amo perché non posso fare a meno di amarLo»,
si trova nello stadio della rāgātmikā bhakti.
Lo stadio che precede la rāgātmikā bhakti è la rāgānugā bhakti.
La differenza tra queste due forme di devozione consiste nel fatto che, nella rāgānugā bhakti, l'elemento centrale è il piacere che il devoto prova nell'amare il Signore; nella rāgātmikā bhakti, invece, l'aspetto fondamentale è il desiderio di procurare gioia al Signore.
Nell'Ananda Marga non trovano spazio né la vaidhī bhakti né la jñānamiśrā bhakti.
Qui ogni sādhaka segue il sentiero della rāgātmikā bhakti, ma non si ferma a questo livello.
Attraverso il rafforzamento della propria devozione mediante la sādhanā, arriverà progressivamente alla kevalā bhakti.
E per colui che ha raggiunto la kevalā bhakti, che cosa rimane ancora da conseguire?
Descrivendo lo stato che il sādhaka, cioè l'aspirante spirituale, raggiunge attraverso la bhakti, Nārada afferma:
Yallabdhvā pumān siddho bhavati, amṛto bhavati, tṛpto bhavati.
Yat prāpya na kiñcit vāñchati, na śocati, na dveṣṭi, na ramate, notsāhī bhavati.
Yat jñātvā matto bhavati, stabdho bhavati, ātmārāmo bhavati.
— Nārada Bhakti Sūtrāṇi
Il significato è il seguente:
Attraverso la bhakti, l'essere umano diventa siddha, cioè un essere spiritualmente realizzato. Supera la morte e ogni forma di desiderio.
Non desidera più nulla, supera il dolore e l'odio, non si lascia travolgere dall'euforia e abbandona ogni iniziativa finalizzata al conseguimento di oggetti materiali.
Rimane invece immerso in una profonda beatitudine interiore, trovando appagamento nel proprio Sé.
Ogni essere umano ha il diritto di raggiungere questo straordinario livello di devozione.
Pertanto, o figli e figlie dell'immortalità, ricordate che siete figli del Signore Onnipotente. Dentro di voi possedete il potenziale per una conoscenza, un potere e un valore infiniti.
Come potete allora cadere vittime della debolezza, dell'inerzia o di qualsiasi complesso di inferiorità?
Il vostro futuro luminoso è nelle vostre mani.
Non sprecate il vostro tempo inutilmente. Risvegliate la devozione che giace latente dentro di voi attraverso un impegno costante e, mediante i legami di un amore profondo e incondizionato, fate vostro Parama Puruṣa o Dio, l'Essere Supremo.
Non siete esseri umani piccoli o insignificanti: siete figli di Parama Puruṣa o Dio.
È vostro diritto di nascita vivere nell'immortalità di un'esistenza infinita.
Tenendo sempre presente questo ideale supremo, procedete verso la meta più elevata con la massima devozione.
Il vostro destino è raggiungere la più alta realizzazione spirituale.
Shrii Shrii Anandamurtijii
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